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A scuola di Twitter e Facebook

«Cosa può dirmi sul futuro?» chiede, alla fine, la giornalista a Claude Lévi Strauss. E' il 2005, Lévi Strauss ha quasi cento anni e quella sarà l'ultima intervista che il grandissimo antropologo rilascerà nella sua vita.  Sta parlando del Brasile, dove ha vissuto per anni  studiando gli indigeni dell'Amazzonia. Su quell'esperienza ha scritto un libro straordinario "Tristi Tropici", un  struggente diario in cui rievoca con nostalgia e realismo un mondo destinato a sparire (piccola digressione: ma che mestiere bello è fare l'antropologo? Ragazzi, sognate di fare gli antropologi e non i trader a Wall Street!) . 

Claude Lèvi Strauss è come sempre impeccabile, in giacca e cravatta e siede nella sua biblioteca, tra volumi rilegati e un totem dell'Oceania. Allora, cosa può dirmi sul futuro? «Non me lo chieda. Siamo in un mondo al quale già sento di non appartenere. Quello che ho conosciuto, che ho amato, aveva un miliardo e mezzo d'abitanti. Il mondo attuale ne conta sei. Non è più il mio».

In questo mondo che non è più nemmeno il mio, al quale sento già di non appartenere – andateci piano, però, non ho mica l'età che aveva Lévi Strauss!  –  grazie al lavoro che faccio sto andando a lezione, studio, prendo appunti, ascolto giovani esperti che "spaccano" (grazie Alessandro!).  Ragazzi che mi parlano di Twitter e Facebook, di social network e di rete. Scopro che anche la mail è diventata vecchia, obsoleta, antica.

  E c'è una metafora che Lévi Strauss prendeva da Einstein rovesciandola, quella della relatività. Per dimostrare che il movimento dei corpi nello spazio e nel tempo non è una verità assoluta, ma dipende dall’ottica dell’osservatore, Einstein raccontava come il passeggero vedrà cose discordanti, a seconda che il treno parallelo guardato dal finestrino vada nella nostra direzione o in quella opposta. 

Nell'osservazione delle società – dice Lévi Strauss – accade il contrario. Solo quelle che camminano nella stessa direzione in cui camminiamo noi (essendo più visibili, condividendo costumi, valori) ci sembreranno in movimento. Le culture che corrono in senso opposto le vedremo appena.

Tutto questo per dirvi che, per non fare la fine dei Nambikwara del Mato Grosso,  pur appartenendo alla più o meno inerte tribù dei quarantenni, cinquantenni , in questo periodo sto guardando nella direzione del treno e quindi sto un po' trascurando il mio blog. Ma i miei Tropici non sono affatto tristi.  

Poscritto per i miei 24 lettori (uno in meno di Manzoni). Seguitemi su twitter all'indirizzo @24domenica