Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Perdi un po’ di tempo prof!

D'accordo, forse ho esagerato. Sarà stata, magari, la lettura di Le Monde che ieri alla rentrée scolaire riservava il titolone di prima pagina, sarà  che avevo intercettato gli sguardi preoccupati, rassegnati avviliti, spenti  di chi  vive di scuola e frequenta la scuola. E allora, giusto per venare d'ottimismo questa prossima e dimessa riapertura dell'anno scolastico, per mitigare lo scenario apocalittico del mio precendente post in cui drammaticamente elencavo tutto quello che mancherà in classe (dalla carta igienica alla maestra per intenderci) , per non vedere domani o dopo le crepe, i calcinacci, i banchi con i buchi per i calamai e le sedie traballanti, per fingere che ci sia lo scivolo per gli handicappati e le attrezzature in palestra.

Dunque  vi giro un articolo che è uscito un po' di tempo fa su Avvenire di un insegnante che si chiama Alessandro D'Avenia ed è anche scrittore (esattamente in quest'ordine: prima prof e poi scrittore) intitolato «La meglio gioventù». D'Avenia ha scritto un libro di successo e gira l'Italia per incontrare i ragazzi , la nostra meglio gioventù, non per promuovere il libro tra i giovani (non ce n'è bisogno, il libro è un best seller) «ma a spronarli a metterli in crisi – scrive -. Mi ha colpito il fatto che mentre molti adulti mi ringraziano o criticano per quello che faccio o dico, i ragazzi ringraziano soprattutto per il tempo che dedico loro: grazie per il suo tempo è il grazie più frequente. Così ho capito che prima ancora di giudicare i ragazzi che ho di fronte devo giudicare l’uso che faccio del mio tempo: quanto tempo dedico ai miei alunni al di fuori delle ore in classe? Tempo di quello vero: che prendi e butti via per loro. Donare tempo è l'unica forma di amore reale».  Ecco – mi dico – cosa ci sarà in classe che noi non vedremo, ma c'è, ci deve essere, da qualche parte parte ci sarà. Ci sarà tempo per ascoltare, tempo per non giudicare, tempo da dedicare, da donare - da buttare, come dice D'Avenia - per loro… Insomma, quest'anno perdi un po' di tempo coi ragazzi, prof!

 

  • alessandra gabrielli |

    bentornata francesca.
    sì, davvero, perché mi sei mancata, mi è mancato il tuo apparente cinismo-nichilismo, che apparentemente smantella ma in realtà crea (SPERANZA); mi è mancata la tua vena ironica (in realtà DOLCISSIMA); mi è mancata la straordinaria capacità di farci SENTIRE le cose che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi senza vederle.
    oggi ci fai scoprire la magia poter perdere tempo con i nostri ragazzi, poterli ascoltare mentre mugugnano incomprensibili monosillabi,
    guardare nei loro improbabili jeggins (jeggins?), stare semplicemente con loro in un nostro domestico hortus
    otii.
    bentornata francesca!

  • Ausilia Greco |

    Non posso non intervenire! Troppe le corde toccate. Premetto di essere una mamma in pista con un figlio 17enne che dovra’ affrontare il quarto anno del liceo classico e che, come la maggior parte dei coetanei maschi, non vede certo la scuola come la prima delle sue preoccupazioni ( salvo poi diventarlo a settembre!). Se umanamente posso capire la difficolta’ di chi lavora con questi ragazzi, come madre non posso pero’ accettarla.
    Lei parla del Prof. D’Avenia , ormai noto ai piu’, e di D’Avenia non famosi io ne ho conosciuto qualcun altro, per fortuna. Purtroppo sono stati delle meteore, in quanto giovani e precari. La giovane eta’ aiuta, io credo, i ” vecchi insegnanti “, direi dai 45 in su non sono attrezzati per l’attuale generazione di liceali, e non. Tra la crisi della mezza eta’, la crisi economica, la Gelmini and co. mi sembra abbiano altre priorita’ che quella di ascoltare i
    ragazzi. Ma il problema dell’ascolto non riguarda solo gli insegnanti, riguarda tutti in generale e gli adulti in particolare. Si che le orecchie sono due e la bocca una sola! Tutti noi adulti spesso siamo piu’ pronti a parlare che a stare zitti ed ascoltare. Vogliamo essere piu’ maestri che testimoni. Dovremmo quindi forse, in silenzio, comunicare con le nostre azioni le nostre ” lezioni ” di vita o di scuola e parlare per e- ducere non in-ducere. Ma per tutto cio’ ci vuole tempo. Bisogna che lo troviamo tutti.

  Post Precedente
Post Successivo