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Un’americano. E un ambulanza

Attrezzata di penna biro, ho stampato le prove dell'esame Invalsi di terza media  e mi sono stoicamente inflitta il test d'italiano. So già che state pensando.  Bella forza se lo fai tu l'esame, hai un googolplex di anni, sei giornalista, con le parole ci lavori. E soprattutto NON HAI 14 ANNI, non ti piace Filippo, che è due banchi dietro al tuo,  ieri non sei stato mollato da Virginia via Facebook che di botto ha scritto stato civile single sul suo profilo senza manco dirtelo. Eppoi non hai tua mamma fissata con la cena leggera prima degli esami mentre a te il riso fa schifo, e non ti ha neppure chiamato tua nonna per gli auguri che secondo te porta sfiga quando qualcuno ti fa gli auguri. D'accordo, non vale. Senza stress che esame è. Ma qui al Sole 24 Ore non dispongo di quattordicenni tra le mani e quindi accontentatevi che lo abbia fatto io.

Niente da dire sul fatto che sia lungo.  Si comincia con un brano di Elio Vittorini ma si perde un sacco di tempo a ritrovare le frasi nel testo per essere sicuri di azzeccare la crocetta giusta. Volendo andare per il sottile, alcune risposte che il test cassa come "sbagliate" lo sono così così, a metà insomma. Un esempio per farvi capire. Alla domanda quale altro titolo si potrebbe dare al testo, secondo me le risposte accettabili possono essere due o anche tre perchè in fondo niente  è più opinabile di un titolo.  Dopo Vittorini, ai ragazzi è toccato un articolo del Venerdì di Repubblica scritto da Piero Ottone. Ora, io so perfettamente chi sia Piero Ottone, come credo lo sappiano la stragrande maggioranza degli insegnanti e dei presidi, che hanno somministrato i test, e delle teste d'uovo dell'Invalsi, che li hanno elaborati. Ma, mentre vi assicuro che leggendo Vittorini si capisce subito che è uno scrittore, se non avete mai sentito nominare Ottone non è che balzi agli occhi che sia un giornalista e non un editore o un manager dell'editoria. Figuriamoci se di anni ne hai 14 e in vita tua gli unici giornalisti di cui hai sentito parlare sono Fabio Caressa e Ilaria D'Amico. Rispondo alle domande, che non sono scontate. In altre parole, mentre un paio di risposte sono palesemente sbagliate, sulle altre due devi pensarci su e ho avuto più di qualche esitazione. 

Concludo un po' stancamente la parte del Blocco A, di comprensione del testo, e approdo alla fine della prova, la parte in teoria più difficile, quella grammaticale. Domande – devo dire – banalotte, considerato che molti di questi ragazzi in autunno  dovranno affrontare il latino e magari anche il greco. Infine, il colpo di grazia, Cosa trovo all'ultimo quesito!?  Un elenco di parole dove bisogna individuare se siano state scritte in maniera corretta: un'avventura, un accendino, un'americano, un ambulanza. 

Gentili responsabili dell'Invalsi,  io mi auguro sinceramente che abbiate commesso un errore. Che il cervellone abbia invertito le domande e che per sbaglio ne sia stata inserita una di quelle di seconda elementare. Perchè, se non diamo per acclarato, per acquisito, per archiviato che in terza media – alle porte del liceo - i ragazzi sappiano scrivere un americano senza apostrofo allora vuol dire davvero che siamo perduti, finiti, senza speranza.

Post Scritto per tutti coloro che me lo chiederanno. Non ho al momento nessuna intenzione di dire quanti errori ho commesso all'Invalsi. Un giorno, magari…

  • Francesca Barbiero |

    Cara Mariagrazia, grazie per la tua mail che mi ha rallegrato. L’idea di riuscire a strappare un sorriso ai miei lettori mi fa davvero piacere. Ho un po’ abbandonato il mio blog (vacanze, organizzazione del menage familiare, lavoro che è cambiato un po’) ma ora ricomincio! Spero che mi seguirai con la partecipazione che hai trasmesso nel tuo commento. Un saluto affettuoso anche da me. Francesca Barbiero

  • Mariagrazia |

    Mi è piaciuto tantissimo il tuo commento sulle prove INVALSI; sono un’insegnante di scuola primaria, una maestra insomma, credo che il problema sia lo scollamento tra due tipologie di studenti: quelli che la scuola premia e “produce” e gli studenti che l’Europa ci consiglia di preparare, competenti, capaci di giudizio e di responsabilità, dotati di pensiero critico. Ecco questi, e ce ne sono malgrado la scuola, troveranno sempre almeno due risposte valide nelle mitiche prove anche perchè il sano esercizio del dubbio rende la mente feconda. E’ una fregatura, io ho due figli ambedue impostati su questa linea, fatichiamo molto ad avere risultati scolastici tranquillizzanti! Spesso penso invece che siano solo asini! Un saluto affett uoso e divertito. Mariagrazia

  • Paola bottelli |

    @francesca, non ho figli ma il tuo blog e’ uno di quelli che non mi perderei per nulla al mondo! (e non solo perche’ sono tua amica!)

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