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Il miliardario che paga borse di studio a chi smette di andare all’università

Rispondi in mille parole al massimo alle seguenti domande. Domanda numero 1. Dicci una cosa sul mondo che tu credi fermamente sia vera, mentre la maggioranza della gente la ritiene falsa. Domanda numero 2. Come vuoi cambiare il mondo. Funzionava così la selezione per le prime borse di studio al mondo per geni che smettono di andare all'università istituite da Peter Thiel, 43 anni, co-fondatore di Paypal, miliardario, anarchico, venture capitalist, gestore di hedge fund e provocatore per vocazione.  Thiel ha stanziato un premio da 100mila dollari per 24 giovani non ancora ventenni a patto che lascino per due anni gli studi e proseguano un loro progetto imprenditoriale nella Silicon Valley.  Secondo Thiel troppi studenti americani si indebitano smodatamente per studiare all’università  e questo impedisce che si impegnino poi in qualcosa di davvero innovativo e imprenditoriale.

Alla ricerca dei futuri Mark Zuckerberg e Bill Gates (entrambi usciti dai college americani prima del diploma)  il Time  racconta che i ragazzi trascorreranno  ore ben più fruttuose di quelle che passavano nelle aule universitarie "a immaginare il futuro dell'energia, delle biotecnologie e dell'educazione" guidati da un think tank di 100 mentori che li aiuteranno a realizzare le loro idee. Ripeto i temi: biotecnologie, energia ed educazione. No, non c'è refuso, non c'è errore. In America la formazione, è – insieme all'ambiente – il tema più attuale, più sentito e dibattuto.

Vale la pena spendere l'equivalente di un bilocale in Costa Azzurra per mandare i figli al college?  Quali sono le scuole migliori? Qual è l'admission rate alle università top di quest'anno? Come si può alzare il livello di apprendimento delle scienze? Perchè in Finlandia i bambini sono così bravi in matematica? Siete liberi di non crederci ma negli Usa questi temi occupano le prime pagine dei giornali. Nelle scuole italiane in palestra piovono calcinacci e in segreteria ci sono le stampanti ma non i soldi per cambiare il toner. Che ne sarà di questo Paese se nessuno sembra più occuparsi della formazione delle future generazioni?