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L’assassino del tema in classe aveva già ucciso anche il dettato

Il tema del mio post di oggi è il tema. Mi spiego.  Nelle scuole italiane, con una periodicità assai variabile – che è uno dei nodi del contendere – giovani virgulti equipaggiati di vocabolario, generalmente molto assonnati e intorpiditi all'idea di quello che sta per succedere in classe, dedicano un numero di ore anche questo assai variabile – che è un altro dei nodi del contendere – a riempire un foglio protocollo vuoto dissertando su un'infinita varietà di argomenti. Da quelli previdibili e personali (il tuo compagno di banco, il tuo eroe, una giornata speciale)  a quelli fantasiosi e più intricati  della trama di Matrix, a spunti di attualità  da far tremare i polsi anche Barbara Spinelli come i rischi della rinuncia al nucleare, l'immigrazione come fattore di sviluppo, la politica estera di Hillary Clinton a confronto con quella di Condoleezza Rice. Ora, la cosa INCREDIBILE, da non crederci, che lascia letteralmente esterefatti è che quale che sia l'argomento- il più assurdo, improbabile, ostico - quel  foglio protocollo bianco, alla fine, si riempie. Di idee, riflessioni, spunti. Perchè i ragazzi hanno un sacco di cose da dire e da raccontare. Hanno opinioni che non pensavano di avere. Mangiucchiano il tappo della loro penna, così come il loro ascendenti rosicchiavano il pennino del calamaio e i loro discendenti masticheranno nervosamente il mouse (sempre che sopravvivano entrambi, il tema e il mouse). Il tema in classe è uno spazio bianco nella giornata scolastica, è una pausa nella partitura.  E' silenzio, riflessione.  Un esercizio sublime di libertà. Andare a scuola per pensare che idee abbiamo del mondo e delle cose del mondo. Riuscite a pensare a  un momento di scuola più bello? Paola Mastrocola sul Corriere della sera scrive un  articolo su "Chi ha ucciso il tema in classe è il vero nemico della scuola".  Leggetelo. Ma, prima del tema – che comunque a fatica resiste, seppure intruppato in schemi, ridotto  a "verbali", come dice la Mastrocola – dalle scuole primarie italiane è ormai quasi completamente sparito il dettato.  Imparare, per esempio, quando quella semplice sillaba "da" si scriva  con l'apostrofo, quando con l'accento e quando  senza nè apostrofo nè accento, non è facile, e non è scontato.  E il vetusto, polveroso, antiquato dettato funzionava benissimo, meglio degli esercizi, delle schede, dei potenziamenti.  In Francia si fanno dettati anche al liceo e  – prima di sopprimerli -il Paese discute da decenni se se sia il caso di abolire non l'effetto ma la causa,  cioè semplificare l'ortografia. Forse sarebbe più onesto nei riguardi dell'oltraggiatissima lingua italiana ammettere la sconfitta e programmare la resa. E ammazzare anche loro, la famigerata h, l'apostrofo e gli accenti.

  • Francesca Barbiero |

    @umberto anche io come lei ho nostaglia del riassunto! Ed esattamente come immagino sia per lei, non è una nostalgia romantica, dei bei tempi in cui noi andavamo a scuola. E’ un rimpianto più profondo, più strutturato, per strumenti forse vecchiotti(il dettato, il riassunto) che ci hanno aiutato a scrivere, a studiare, a capire e a cogliere i punti essenziali di quello che stavamo leggendo. Gli eredi, come le schede e gli schemi, non sono altrettanto efficaci. Però chi lo dice – a scuola soprattutto – viene tacciato di misoneismo e giudicato antico, arcaico. La saluto anche io con cordialità

  • Umberto |

    Buon pomeriggio,
    non sa che piacere mi fa leggere queste riflessioni; le sottoscrivo. Mi permetto di aggiungere un’altra tipologia di componimento, a mio modo di vedere, utilissima: il riassunto. Ne facevamo a nastro, sviluppavano capacità di sintesi, livello d’attenzione, abilità di dar importanza all’essenziale.
    Cordiali saluti.
    Umberto

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