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L’amore ai tempi di Facebook

Terremoto 1980, Napoli. L'istituto femminile magistrale Pimentel Fonseca in piazza del Gesù è irrimediabilmente solcato da crepe e lesioni. Le ragazze finiscono sedute al pomeriggio nelle aule dove al mattino si accomodano i liceali (maschi) del Genovesi. Comincia un fitto scambio di messaggini vergati direttamente sui banchi, un social-desk-network,  in cui sconosciuti si scrivono,  si rispondono,  si scambiano identità (false o vere) e si incontrano. Sì, perchè prima  poi qualcuno inevitabilmente si incontra ed  è la prima volta di molte cose. Prima uscita, prime telefonate, primo bacio. Primo amore.  Un attimo e arrivo alle domande che mi sono state sollecitate dalla lettura di Zygmunt Bauman su La Repubblica.  Domanda n.1.  Quella dei graffiti sui banchi era una rete o una comunità, che "si assomigliano come il gesso al formaggio"?Domanda n.2. Per dirla alla Zygmunt Bauman che la dice come Robin Dunbar (antropologo di Oxford), due comunità scolastiche (o reti…va' a saperlo) non sono troppe per intraprendere rapporti davvero significativi dal momento che il tetto -fissato con precisione chirugica da Durban – è 150 ? Ora, Bauman è un genio di 86 anni e magari tra qualche anno si scoprirà che gli umani con Q.I. superiore ai 170 punti sono immuni dai  processi neurologici involutivi ma  mi viene il sospetto che qualche colpo sulla fluidità (liquidità, per dirla alla Bauman) delle relazioni umana l'abbia perso. Secondo Bauman,  Facebook è una rete e non una comunità perchè "la comunità è qualcosa che ci osserva da presso e ci lascia poco margine di manovra: può metterci al bando e mandarci in esilio, ma non ammette dimissioni volontarie. Invece la rete può essere poco o per nulla interessata alla nostra ottemperanza alle sue norme".   Insomma la comunità è "sicura e affidabile", la rete l'esatto contrario. Ora, faccio fatica a pensare a qualcosa di meno affidabile di relazioni tra umani di età inferiore ai 25 anni, che sono i principali frequentatore di Facebook. Proseguo.  L'antropologo evoluzionista Robin Dunbar ha calcolato quante relazioni significative si possano avere contemporaneamente (150, appunto) e ha scoperto che quindi quelle su Facebook non sono relazioni significative. Ma chi l'avrebbe mai detto. Eravamo tutti convinti che su Facebook si intrattenessero rapporti di spessore, di reale e sincera intimità con le persone alle quali si dà e si chiede amicizia. E ora torniamo ai nostri ragazzi e al loro tempo delle mele su Facebook, al loro romanticismo espresso in poke, in palpatine digitali. Un social network come Facebook consente di strutturare le relazioni con la rete di pari, di condividere esperienze dentro un ambiente comune. Il mostro, purtroppo,  si può annidare tra gli amici degli amici su Facebook così come anche sul tram, in  palestra, a casa del compagno di scuola, al campo estivo. Ma, allora, perchè a noi adulti Facebook ci fa così paura?

  • Pierpaolo |

    Si ha paura di ciò che non si conosce..

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