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La malattia del prof

Il primo giorno silenzio, il prof è sotto osservazione. Il secondo giorno è  "atroce",  il senso di inadeguatezza "totale". Poi va sempre peggio. "Che tu faccia bene o male, se ne fregano tutti. Nessuno ti aiuta con la tua classe". Gli alunni diventano uno specchio ansiogeno in cui rivede la  noia di quegli occhi mentre spiega la grammatica e controlla l'ortografia. "Mi sembrava di diventare folle, nessuno mi ascoltava e parlavo a vuoto" C'è chi all'inizio prende ansiolitici, chi non dorme di notte. Brusio, rumore, frastuono, insuccesso, frustrazione.  Anne-Sophie si dimette, rinuncia a un posto statale, a vita. Fanno lo stesso Kevin, e Celine. Un quarto dei prof neoassunti, stagiaires, in Francia ha mollato la spugna. Eppure la Francia non è lontana da noi, il tasso di disoccupazione giovanile è al 13% , le paure sono le stesse: flessibilità, precariato, instabilità.  Le storie di Anne-Sophie, di Kevin e Celine sono su Rue89, sito di informazione francese ma dello stesso tema hano scritto un po' tutti i giornali d'Oltralpe, da le Monde a Liberation. La "malaise de profs" come l'hanno ribattezzata i giornali, si chiama depressione. A La Verrier, un sobborgo di Parigi, c’è un ospedale psichiatrico per insegnanti depressi, aperto dopo una sequenza di suicidi tra professori e maestri. In Inghilterra,  c'è l’abitudine di riunire, almeno una volta al mese, l’intero corpo docente per affrontare insieme, il rischio depressione. E in Italia? Qualche giorno fa Avvenire  ha intervistato Anna di Gennaro, che a Milano è la responsabile dell'unico sportello in Italia per docenti in crisi.  Maestra elementare per 30 anni, la Di Gennaro è stata colpita dal mal di cattedra. Vi ho depresso? Per farvi risalire il tasso di ottimismo vi giro l'ultimo articolo dal sito di Alessandro D'Avenia, scrittore e  giovane prof di italiano e latino in un liceo (se avete un po' di tempo guardatevi  su Youtube la sua lezione su Dostoevskij) . Vi rassicurerà sul fatto che per molti – per moltissimi -  insegnare è ancora un mestiere bellissimo.



 

  • Ausilia Greco |

    Tra un po’ apriranno ospedali per curare la depressione di ogni professionista, professore, medico, avvocato, giornalista, architetto.
    Il mondo cambia, da sempre e cambiera’ sempre perche’ l’unica cosa certa e’ che tutto cambia ( per non cambiare mai, diceva qualcuno. Mah!).
    Guardiamo un po’ a cosa succede da sempre in natura: sopravvive chi si adatta all’ambiente che si trasforma. I ragazzi non stanno piu’ li’ sull’attenti quando entra il
    professore e non pendono dalle sue labbra,non ne hanno
    timore? Allora forza, caro prof, tira fuori le tue unghie, fagli capire che quel lavoro tu lo hai scelto, che non lo fai per uno stipendio che potresti portare a casa facendo un lavoro qualsiasi. Altrimenti vai a fare un lavoro qualsiasi, e magari non cadi in depressione.
    A parte l’ormai famoso e bravissimo D’Avenia io ho avuto la fortuna di incontrarne un altro paio, di suoi coetanei, che sono dei pifferai magici per gli studenti. E la depressione non sanno certo cos’e’.
    Oggi mi sembra che siano per primi gli adulti a volere una vita facile, e ci meravigliamo poi che lo vogliano dei ragazzi?

  • Maria Rosa Panté |

    mi permetto di segnalare la mia esperienza di burn out che ho scritto qui
    http://www.agoravox.it/Se-non-son-matti-non-li-vogliamo.html

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