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Voto 4. In terza elementare

Dopo un po' succede quello che succede praticamente sempre. Che ci ritroviamo a parlare di scuola. Incontro un'amica, per caso, e mi racconta di Lavinia. Terza elementare, 18 in classe, 10 gli stranieri.  E' una sezione di tempo pieno nel centro storico dove la solida borghesia milanese sceglie il modulo, cioè niente lezioni dopo pranzo almeno tre volte a settimana. Oppure li iscrive  a una delle tante scuole private del quartiere. Bambini stranieri che parlano poco e male l'italiano, che non riescono a fare i compiti a casa, che in classe fanno fatica a seguire. Insegnanti precarie, inesperte, lontane. Maestre con la valigia, che cambiano bambini ogni anno, in un turn over irragionevole e defatigante.  Il cortile -bellissimo, storico - ma fatiscente e angusto, dove i bambini escono solo una volta a settimana per classe. Anche il cibo è scialbo, insipido, talvolta addirittura immangiabile. Ma c'è dell'altro e così – nella tragica normalità della scuola italiana -arriviamo al titolo del mio post. Ai compiti in classe di italiano – alle verifiche come si chiamano oggi – i bambini stranieri (non Lavinia, che a scuola va bene, ovviamente) prendono 4. In terza elementare. Ora, intendiamoci, è fuori di dubbio che meritino i 4 che la maestra dà loro. Che se la verifica è sull'h del verbo avere o sulle parole "capricciose", su cospicuo e innocuo e proficuo, non possano che prendere 4. Ma  il 4 lo meritano i bambini o la scuola?  Nessun sostegno linguistico, nessun lavoro specifico per potenziare l'apprendimento dell'italiano. Anzi.  E ora spiego meglio quell'anzi, che ho buttato lì apparentemente per caso ma del quale sono arciconvinta (e se non siete convinti anche voi leggete Paola Mastrocola, "Togliamo il disturbo", e vi convincerà molto meglio di quanto possa fare io in questo post). Ma avete idea di quanti dettati si facciano oggi nelle elementari italiane? Se va bene, uno al mese. E, con un dettato al mese, quante possibilità stiamo dando a un bambino straniero – filippino, cinese – di non sbagliare apostrofi, accenti, c e q? Nelle scuole italiane – brandendo l'integrazione e l'accoglienza – gli insegnanti lavorano molto su progetti bellissimi, interessantissimi , stimolantissimi.  Educano all'ambiente, alla salvaguardia del pianeta, alla diversità, alla disabilità, all'educazione alimentare. E preparano sempre meno alla scuola tradizionale, al vetusto e polveroso dettato, ai riassunti, ai temi. Però poi la verifica – di tutti gli insegnanti, progressisti, reazionari, postsettantottini, illuministi e oscurantisti – non è mica sul potere ingrassante delle merendine ma sul minaccioso e oscuro passato remoto. Torno alla domanda: quel 4 se lo meritano i bambini o la scuola?

  • claudio baraghini |

    Dov’è il problema…con la prossima finanziaria oltre ai fondi alla scuola pubblica, non la privata eh? mi raccomando di incentivarla (a quando il ministro per l’istruzione privata con annessi sottosegretari? in fondo ce n’è bisogno come il pane…..soprattutto per accontentare i “responsabili”), tagliamo anche i 4 in pagella e siamo tutti felici.
    Il 5 non fa cosi cattiva impressione e poi dà sempre l’idea che si possa recuperare…..

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