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Trucchi di fine quadrimestre. Così i nativi digitali copiano la versione dal cellulare

Copiavamo tutti. Ma era un copiare da amanuensi,  da monaci certosini. Un lavoro lungo, lentissimo, paziente. Si cercava (sui libri non su studenti.it) il brano di Cicerone e poi, diligentemente, negli interstizi delle pagine del vocabolario, a matita, eravamo costretti – addirittura – a scrivere.  E finiva che succedeva una cosa imprevista, inattesa. Copiando, avevamo svolto quell'attività dalla quale  cercavamo di sfuggire. Avevamo studiato latino. E greco. E il canto 26. Come Ulisse, avevamo navigato "per l'alto mare aperto" dell'Inferno dantesco.  In un'epoca dominata dall'egemonia del copia-incolla, così scrive  Marky a Giuly Disperata che chiede consigli "anti-sgamo" su uno dei tanti forum di studenti: "I miei prof non dicono niente se teniamo i cell accesi. Scansiono a casa il libro e lo passo sul mio cell. Ho installato un programma che legge i file.DOC e riesco a copiare anche più di 100 pagine senza scrivere e rischiare di essere scoperti. Se nel caso qualcuno se ne accorgesse, si preme immediatamente la cornetta rossa e il cellulare diventa un mezzo di comunicazione. La scusa è: scusi prof mia madre voleva dirmi qualcosa di importante, potrei uscire un'attimo (ndr. con l'apostrofo). 2 debiti che avrei dovuto prendere, grazie al cellulare..6 pieno!" Queste desolate cronache di fine quadrimestre,  di cui su Internet e su Facebook c'è un resoconto esilarante se non fosse drammatico – tra calcolatrici nascoste nel portapenne e cellulari nei pantaloni, mi procurano una preoccupazione etica fortissima soprattutto se guardo fuori dal nostro backyard, dal nostro cortile. A luoghi – come la Germania – in cui ministri si dimettono per aver copiato la tesi . O come gli Stati Uniti dove nessuno mai  -davvero nessuno mai - a scuola copierebbe e lascerebbe copiare.  Dove copiare vuol dire non credere nelle proprie possibilità e lasciar copiare, addirittura, è peggio. Significa non credere nella possibilità del compagno e impedire a entrambi di essere valutati equamente, giustamente, rigorosamente..  E a questo punto mi chiedo perchè. Perchè non riusciamo a impedire che i cellulari entrino in classe, che una madre chiami durante una verifica e che un ragazzo esca "un'attimo" durante un compito. Che ne è stato di noi. Che ne sarà di loro.

  • diana |

    ai tempi miei si usciva un’attimo 😉 per andare nel bagno dei ragazzi, dove erano stati lasciati tutti gli appunti/libri (tra le risate dei compagni delle altre classi). Ovviamente noi femminucce non potevamo partecipare, ma non ne avevamo bisogno :-)))
    PS so che non si possono usare.. ma uno jammer a tradimento?! sorpresa!

  • Francy |

    Non solo in America, ma anche in classe di mio figlio, primo liceo scientifico. Ma la sua insegnate, controlla tutte, dico tutte, le versioni, i commenti, i riassunti, etc ..che si trovano in rete. E piazza un bel 3. Pare che finora non glene sia sfuggito uno! Certo è un caso isolato, ha il triplo di lavoro da fare, ma ce ne fossero così.

  • Francesca Barbiero |

    Per @gianni, è davvero così in America. Anche se facciamo fatica a crederci soprattutto noi italiani, che puntiamo su quelle che Natalia Ginzburg chiamava le piccole virtù, come la furbizia, e non sulle grandi virtù, come l’onestà.

  • Gianni |

    Ricordi dell’adolescenza!
    Ma davvero in America è così?!

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