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Eroi in cattedra. In Piemonte 300 volontari pronti a farsi dare i voti da genitori e alunni

Trecento impavidi eroi pronti a polverizzare  – brandendo curriculum e questionari  di valutazione- il cinismo di questa generazione di genitori urlanti e la loro  rozza e incolta progenie. Dove? Ma in terra sabauda, ovvio! In Piemonte, un manipolo di docenti, dalla scuola dell'infanzia alle superiori,  si è candidata non solo a presentare il curriculum vitae (con voto di laurea e punteggio all'esame di stato? questo punto non è chiaro) ma anche a rispondere a un questionario in cui giudicano le loro performance didattiche: "gestione dell'apprendimento, aggiornamento continuo, rispetto della disciplina, motivazione degli alunni, gestione del gruppo classe, gestione dell'innovazione scolastica, relazioni con i colleghi, rapporti con gli attori esterni alla scuola, ricerca didattica ed educativa".  E fin qui – direte voi – che ci vuole. In fondo sono i prof che giudicano loro stessi (anche se non è come dirlo. Perchè se in classe alberga un fragore e un turpiloquio simile al nostro Parlamento chiunque farebbe fatica darsi il punteggio massimo) . Ma leggete qui.  Riporto testualmente il comunicato dell'Ufficio scolastico regionale del Piemonte perchè è una bomba: "verrà richiesto anche il parere dei genitori e, per quanto riguarda  le sole scuole secondarie di secondo grado, degli studenti dell'ultimo biennio che saranno chiamati a esprimere sino a tre nominativi di docenti che si distiguono per la propria competenza professionale e per il contributo dato nella scuola. Agli insegnanti rintenuti più meritevoli dal nucleo di valutazione verrà assegnato un riconoscimento economico nella misura di una mensilità retributiva". Siete senza parole, lo sento. Lo so.

  • Ivano Illico |

    Anch’io condivido il suo ottimismo sui ragazzi, altrimenti avrei fatto un altro mestiere (data l’opinione che ho dei miei colleghi e superiori), inoltre anch’io credo sia giusto valutare gli insegnanti, quello che non condivido è legare una mensalità a criteri così poco trasparenti e “misurabili”, ripeto in assenza di dati storici, di valutazioni in ingresso e in uscita degli alunni (poi non sono d’accordo con l’idea di fondo di una scuola che non si occupa del benessere dei suoi alunni e professori, ma solo della loro “resa” in termini d’efficienza, ma questo è un altro discorso)

  • Francesca Barbiero |

    @ivano bentornato sul blog. Io sono più ottimista di lei. Non ho mai sentito un ragazzo parlar male di un insegnante severo ma equo, rigoroso e impegnato a svolgere il suo lavoro con serietà. “Rispetto” è una parola che i ragazzi usano spesso, oggi. E nutrono molto rispetto per chi davvero sa farsi “rispettare” a scuola e in classe. E’ sui loro genitori che sono più perplessa.A mamma e papà purtroppo spesso piacciono più i bei voti che la qualità della preparazione dei loro figli.

  • Ivano Illico |

    Sì, siamo senza parole, su centodiciotto scuole a Torino sono riusciti a trovare trecento disposti ad autogiudicarsi (sic) e a farsi sottomettere (sic) a un test di valutazione da parte di alunni e genitori, il tutto per ottonere una mensilità in più. A me non pare una cosa seria, senza una analisi storica dei risultati, senza una valutazione sui livelli di partenza e di uscita degli alunni i “migliori”, sono certo, risulteranno quelli più in linea con la dirigenza o che regalano i voti.

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