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Perchè lasciamo che le nostre figlie teenager si vestano come Paris Hilton?

Qui siamo noi. La generazione di madri femministe e post femministe. La post-pill generation . Evolute, affrancate, indipendenti.  Ma allora, "perchè non solo lasciamo che le nostre figlie appena dodicenni e tredicenni si vestano come prostitute – se siamo oneste con noi stesse – ma paghiamo pure con la nostra carta di credito?" Se lo chiede Jennifer Moses sul Wall Street Journal (che non è esattamente un giornale parrocchiale). L'articolo ha scatenato un putiferio. Il dibattito ha dilaniato la coscienza di centinaia di quarantenni e post-quarantenni affrancate, indipendenti, evolute, depilate, manicurate, palestrate e - talune – botolinizzate. Che fare?  Comunque procedere al non più derogabile appuntamente con l'estetista e predisporre gli arti della fanciulla agli hot pants. Oppure, viceversa, dar retta alla Moses e "impedirle di vestirsi in quel modo fin a quando abiterà sotto il nostro stesso tetto". Dopo Amy Chua, la Mamma Tigre cinese che giudica noi occidentali delle invertebrate,  in America è scoccata l'ora di Jennifer, la Mamma Puritana?

http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703899704576204580623018562.html?mod=WSJ_hp_mostpop_read

 

  • Francesca Barbiero |

    Devo ad @alessandra e tutte/tutti coloro che hanno commentato i post sui costumi (discinti?) delle nostre teenager un’autorivelazione. Non ho assolutamente sull’argomento un’opinione ultimativa, coerente e chiara. Guardo queste graziosissime ragazzine e mi compiaccio, me ne rallegro. Le vedo sicure, phonate e assertive e le invidio benevolmente un po’. Però. Però poi apro Facebook, navigo tra le gallery di queste adolescenti e – talvolta – inorridisco. Quindi mi chiedo, e vi chiedo, noi genitori dove siamo.

  • alessandra gabrielli |

    io di questi argomenti ci vado matta. letteralmente. perché oscillo tra il pensare che le mie fanciulle pre-adolescenti potrei farle crescere in un kibbutz ~versione post-femminista del convento di clausura~ oppure che in fondo sono giovani e belle e devono fare esperienza, ovvero sperimentare, e crescere e col tempo capiranno che nella vita possono muoversi anche con i neuroni oltre che con i glutei… ovvero caos totale. poi penso che tra il bianco ed il nero di queste mie visioni draconiane ed apocalittiche ci stanno tutti i colori, che la loro sacrosanta voglia di essere belle non necessariamente farà buttare loro il bocci dalla finestra; che certamente le porterò a depilarsi quando me lo chiederanno ma che il giro dall’estetista non andrà oltre; che i pantaloni aderenti vanno bene ma gli hot pants solo al mare; che, insomma, forse riusciremo a cavarcela senza pretendere di avere la soluzione in tasca ma senza, per altro, abdicare e lasciarle sole nel mare in tempesta. perché, non scordiamocelo mai, le nostre figlie vivono in un mare in tempesta

  • Ros |

    Ma questo articolo non e’ rivolto tanto all’Italia prima di tutto (parla di Usa), anche se ci sono tante somiglianze.
    Abbiamo usi e costumi diversi, il problema qui sono i genitori senza ombra di dubbio che a loro volta non hanno ricevuto una educazione adeguata e trasferiscono tutta la loro immaturita’ anche ai figli.
    L’ignoranza non finira’ mai… fin quando ci sara’ la televisione, brutti esempi e manipolazione di massa.
    Non sono puritano ma al paese mio si diceva sempre “mazza e panella fanno i figli belli, panella senza mazza fanno i figli pazzi.” per ricordarvi che l’educazione e’ qualcosa che non deve mancare mai verso un figlio altrimenti vi cresce..HILTON.

  • anna del freo |

    Ma impostare così il problema è partire dalla fine. Certo, si può impedire alla figlia tredicenne di girare coun look da marciapiede. Magari si mette qualche paletto, con un po’ di buon senso. Ma poi? Cosa abbiamo risolto? lo sappiamo tutti che bisognerebbe partire dall’inizio. Dal fatto che l’estetica _ e che estetica, poi _ è diventato un valore in sé e una dittatura, che la sexy bad girl va di moda, che tutto il resto è meno importante…le ragazze a quell’età sono sensibili al giudizio del gruppo. Il gruppo chiede loro quello. Domandiamoci perché

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