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Dalla parte delle veline

Le vedi arrivare davanti alla scuola un po'ansimanti ma poco.  Attraversano la strada, scendono dall'autobus oppure sbattono (ma poco, con delicatezza) la portiera. Un cenno alla mamma e al papà quando già sono scese, perchè  – loro - non hanno vergogna di farsi vedere che li salutano, come capitava a te quando avevi la loro età. Le osservi bene mentre piegano verso il portone e ti sembra che anche il vocabolario,  il Devoto Oli e lo Zingarelli  che ricordavi immensi, smisurati, lisi,  siano meno mastodontici, più aggraziati. Le scruti quando sorridono ai compagni. I capelli lucidi, lunghi, curatissimi,  escono dal cappello floscio che tengono su anche se, in questa epifania di primavera,  fa caldo ma tanto – loro – non sudano. Le ballerine ai piedi, i jeans che ora si chiamano pantaleggings  perchè fasciano e sono stretti e  fanno vedere le caviglie e i calzini con il bordino colorato che richiama la giacca o la borsa a tracolla. Perchè  – loro –  hanno la tracolla patchwork, a fiorellini,  di cuoio mica quegli  orrendi zaini militari che portavi tu quando andavi al liceo.  Un ultimo istante di esitazione e poi si lasciano inghiottire dalla corrente e imboccano il portone. Belle, perfette, con le unghie in ordine, i denti allineati, le sopracciglia sagomate e quell'aria matura che tu hai avuto dopo molti anni e molte unghie mordicchiate e strappate  e molti, molti quadrimestri goffi, nascosti, celati dietro maglioni troppo grossi e occhiali. E resti lì su quel marciapiede a pensare che sarà così, che questa volta potrà essere così. Che loro non avranno bisogno delle essenza al patchouli, degli zatteroni, della kefiah e dei tomi come "Il secondo sesso" della De Beauvoir  che sbucano dallo zaino per dimostrare che non sono Nicole o Noemi o Ruby o Sara o MarySthelle. Che potranno essere belle. Senza essere giudicate sceme.

  • Ave |

    Io in casa ne ho ben due (di giovani “veline”). Spesso mi parlano delle loro gioie, delle loro emozioni, delle loro paure, delle loro frustrazioni e dei loro sogni, lentamente e con un po’ di cautela (sono pur sempre la loro madre) mi permettono di entrare nel loro mondo interiore ed io con un lieve stupore scopro che è ricco e meraviglioso. Dopo è più facile guardare al futuro con più ottimismo.

  • alessandra gabrielli |

    francesca ti adoro!!!
    anch’io le trovo così aggraziate, belle, intelligenti, consapevoli.
    e ~orgoglio di mamma~ vorresti dire, anche un poco “grazie a noi”. poi pensi che sono fantastiche e che tu sei tanto fortunata e che “grazie a” o “nonostante” non importa, sono belle e brava e va bene così.
    a me, poi, viene da canticchiare “il dio distratto” di gino paoli e sorrido

  • rosa |

    Che ottimismo sprecato! ma spero di esser io a sbagliarmi.

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