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Cose da non salvare in caso di fine del mondo

Il predicatore Camping  profetizza la fine del mondo per il 21 ottobre. Mi sto attrezzando con le cose di cui si potrà fare a meno, senza troppi rimpianti 

1. Le magliette con le scritte oscene, o peggio ancora  stupide – come quella dell'attaccante argentino Osvaldo, con "vi ho purgato anch'io" - tracimanti parolacce in slang, che indossate dai calciatori  sono raccappriccianti, replicate sui ragazzi che vanno a scuola al mattino sono offensive per chi le legge (professori, bidelli, autisti del tram) anche se poi nessuno capisce fino in fondo le incomprensibili scurrilità sessuali del gergo dei portoricani o degli afroamericani.

2. I pantaloni a vita troppo bassa e la conseguente visione di deretani, quali che ne siano le forme  (culi piccoli, flaccidi, scultorei, villosi, glabri)  che sbucano dai piumini, dai bomber, dai giubbotti mentre si chinano a raccattare gli zaini. Forse è un comportamento imitativo dei calciatori, ma qui effettivamente non ho le prove.

3. Gli sputi. I ragazzi che sputano davanti alle scuole, per strada, alla fermata dell'autobus. Che fumano e poi sputano alle sette e quarantacinque del mattino. E qui c'entrano davvero  i calciatori, che sputano durante le partite e che prima delle interviste raschiano la gola, sputano e poi parlano in  televisione.

4. I capelli con la cresta. Negli anni 80 la cresta era una folcloristica rappresentazione tricologica  anti-establishment, ce l'avevano i punk con i capelli semirasati, autentici mohicani urbani. Ora la cresta ce l'hanno i calciatori. E i ragazzi che copiano i calciatori.

5. La lingua dei calciatori (replicata dai ragazzi) praticamente di quasi tutti tranne gli stranieri.  Perchè almeno loro sono autorizzati – non conoscendo bene l'italiano – a quest'uso sciatto e malfermo dell'italiano, alle frasi sbocconcellate, smozzicate, ai silenzi, alle ovvietà ripetute, ai suoni inarticolati per coprire il nulla e il silenzio

6. Quelli che mugugnano, borbottano, giudicano, criticano, deprecano abitudini giovanili indecenti, oscene, volgari. Che non le capiscono. Quelli che sono come me adesso, mentre vi scrivo questo post, che non sopporto nemmeno più quest'autunno che si crede estate. E che leggo di ragazzi, di teppisti ragazzi,  che prendono a sprangate i poliziotti e rabbrividisco all'idea che qualcuno possa giustificarli o "comprenderli", come in Italia durante i cupi, plumbei, drammatici anni di piombo.